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In bici da Bologna

 
È obbligatorio muoversi in auto per scoprire i dintorni di Bologna?
Pensiamo di no, vi segnaliamo un facile percorso all'aperto partendo in bici dal centro città. Hotel Corona D'Oro ha a disposizione un comodo parcheggio privato (a pagamento), perciò potrete dimenticarvi dell'auto ed esplorare la città e le sue colline pedalando su due ruote!
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Bologna per i bambini

Il capoluogo emiliano è una città a misura di bambino con diverse attività da poter scoprire insieme a tutta la famiglia.

Lo SMA è il Sistema Museale d’Ateneo dell’Università di Bologna dove poter ammirare la collezione di Zoologia tra le più importanti in Italia dove si potranno osservare, tra gli altri,  i trofei di caccia dell'Africa. Per i più piccini, affascinati dai dinosauri, l'appuntamento è presso la Collezione di Geologia Museo Capellini dove è situato il Diplodocus, il dinosauro più lungo d’Europa.
 
Per una sosta con tutta la famiglia, i Giardini Margherita di Bologna sono il luogo ideale per trascorre qualche ora circondati dal verde pur non spostandosi dalla città. Con i suoi 26 ettari è il parco bolognese più esteso e proprio qui si può, ancora oggi, ammirare un tratto delle vie d’acqua che un tempo caratterizzava la città e che formava l’antico canale di Savena.
 
Per un tour che sarà una vera scoperta ed esperienza indimenticabile per i bambini, alla scoperta dei dintorni consigliamo il "San Luca Express", un'affascinante gita a bordo di un trenino che collega il Centro storico di Bologna con la Basilica di San Luca  la cui Madonna protegge tutta la città sottostante. A bordo una guida audio integrata vi illustrerà curiosità storiche e paesaggistiche su Bologna e le zone che la circondano. L'alternativa per chi desidera approfondire la visita alla città in tutta comodità la offre il "City Red Bus"  con un tour di 1 ora alla scoperta dell'arte, monumenti e segreti della città, da un nuova prospettiva.
 
Una visita a Bologna in compagnia dei bambini è l'occasione giusta per trascorre qualche ora ad ammirare i musei bolognesi, decisamente curiosi e originali: dal Museo Realtà Virtuale a quello dedicato alla Comunicazione “Mille voci e Mille suoni” dove poter ripercorrere la storia della radio e della musica fino alla tv e computer. Non mancano laboratori ed iniziative che si svolgono durante tutto l'anno, consultabili direttamente sul sito di ogni museo.

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La meridiana coperta più lunga del mondo

 
Una visita a Bologna parte sicuramente da Piazza Maggiore, uno dei simboli della città, un concentrato di arte e architettura medievale che vi lascerà a bocca aperta. Qui vale la pena visitare assolutamente la Basilica di San Petronio, nel cui interno potrete visitare la meridiana più lunga del mondo. E' situata sul pavimento della navata sinistra ed è strata realizzata da Gian Domenico Cassini intorno al 1656. Misura ben 66,8 metri, pari esattamente alla seicento millesima parte della circonferenza terrestre. Ogni giorno, entrando dal foro posto a 27 metri di altezza nella volta, un raggio di sole interseca la linea, segnando così il trascorrere lento e inesorabile dei giorni e delle stagioni.
 

La storia

Nel 1655 la Fabbriceria di San Petronio decise di affidare il progetto di una nuova linea meridiana al “dottor Gian Domenico Cassini genovese”. Cassini insegnava Astronomia a Bologna già da alcuni anni e si era segnalato per l’accuratezza mostrata nelle osservazioni astronomiche, tra le quali quelle della cometa del 1652, che egli dimostrò trovarsi molto al di sopra dell’orbita della Luna, contrariamente alle correnti idee aristoteliche, che ritenevano le comete esalazioni dell’atmosfera terrestre e non corpi celesti.
 
Cassini presentò un audace progetto ma dovette però superare notevoli difficoltà economiche, logistiche, tecniche ed anche “accademiche”.
Le navate della grande basilica, che era stata volutamente costruita in modo da affacciarsi sulla piazza comunale, non presentavano un orientamento nella direzione nord-sud. La difficoltà tecnica maggiore, quindi, era proprio quella di riuscire ad evitare che il percorso dei raggi solari venisse interrotto dalle colonne, riuscendo ad utilizzare il più possibile le grandi dimensioni dell’edificio.
 
Dopo accurate osservazioni del percorso del Sole, il foro gnomonico venne collocato nella quarta volta della navata sinistra, ad una altezza pari a 1000 once del piede regio di Parigi (27,07 metri) e il giorno del solstizio d'estate del 1655 si pose la prima pietra della linea meridiana. La lunghezza al suolo della linea dal punto verticale al foro gnomonico, come previsto da Cassini, risultò pari alla seicentomillesima parte della circonferenza terrestre (66,8 metri).
In occasione del solstizio, Cassini fece pubblicare un manifesto con cui invitava tutta la cittadinanza ed i professori dell'Università ad assistere alla definitiva verifica del tracciato meridiano e al passaggio dell'immagine del Sole “fra quelle colonne, che erasi creduto impedirne la descrizione”.

 

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Bologna virtuale

 

Bologna è la città d'arte, cultura e ...di musei che si possono visitare virtualmente, comodamente da casa. Per continuare a scoprire le bellezze della città bolognese e del suo patrimonio artistico-culturale, proponiamo una selezione di iniziative online per visitare virtualmente i loro spazi a 360°, consultare il database digitale delle opere e dei materiali esposti, guardare i video con visite guidate e/o approfondimenti.

MAMbo e Museo Morandi: insieme custodiscono un patrimonio di oltre 5.000 opere link

Accademia di Belle Arti di Bologna: link

Museo Ducatilink

Museo Ebraico: visita virtuale a 360°  link

La Macchina del Tempolink

Museo Civico del Risorgimentolink

Museo virtuale della Mente e della Salute mentalelink

Museo virtuale della Cooperazionelink

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La Scola

 
Il suggestivo borgo medievale che risale al XIV-XVI secolo, è tutt'oggi tra i borghi medievali meglio conservati dell'Appennino bolognese. Racchiude dimore, case torri e oratori ancora intatte e un cipresso monumentale.
 
Si pensa che, già nel ‘200, il borgo fosse abitato anche se le prime testimonianze scritte ritrovate risalgono alla fine del '300. In antichità il borgo era stato eretto come posto di guardia dall'Esarcato per fortificare i propri confini e impedire l’intrusione dei Longobardi. Successivamente i Maestri Comacini lavorarono per trasformare le vecchie torri in abitazioni civili e così case, fienili, essiccatoi si allargarono anche oltre le mura di difesa. Il  borgo è visitabile e spesso teatro di eventi organizzati dall'Associazione culturale Sculca, impegnata nella conservazione di questo luogo magico.
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I portici di Bologna

 

I portici di Bologna patrimonio Unesco:

Insieme alle tipiche torri e i famosi tetti rossi della città di Bologna c’è qualcosa che è nel cuore dei cittadini bolognesi e, finalmente, viene riconosciuto da tutto il mondo: i nostri meravigliosi portici sono diventati infatti Patrimonio mondiale dell’umanità UNESCO!
Non esiste un’altra città che abbia lo stesso numero di portici di Bologna, questa favolosa opera architettonica misura ben 38 kilometri solo nel centro storico e raggiunge i 53 kilometri se teniamo conto di quelli fuori città.
 

Una storia che viene da lontano...

La nascita dei portici di Bologna è riconducibile all’alto medioevo e ha un qualcosa di curioso, non è infatti un’opera nata per fini militari o urbanistici bensì come autogestione degli abitanti della città per la necessità di “allargare” i propri spazi abitativi. Si era soliti infatti aumentare le dimensioni delle proprie case in altezza mano a mano che la famiglia cresceva e fu necessario a un certo punto costruire delle colonne per sostenere le abitazioni.
Questa soluzione ha avuto innumerevoli vantaggi: i portici permettevano ai cittadini di difendersi dalla pioggia o dal caldo sole estivo e soprattutto di far transitare le merci sotto qualsiasi condizioni meteorologica, al lontano dalla sporcizia che si era soliti trovare per strada. Inoltre gli artigiani locali potevano beneficiare di un luogo ben arieggiato, luminoso e riparato, migliore rispetto ai pianterreni a cui erano abituati e che spesso ospitavano le loro botteghe.
 

Espansione nel '300

Ma come si è arrivati a una così enorme espansione del porticato tale da raggiungere 53 kilometri? All’inizio del ‘300, la grande fama di Bologna come “capitale della cultura” (calamita per studenti e intellettuali da tutta Europa) unita all’immigrazione dalle campagne alla città, portò gli amministratori locali a regolamentare lo sviluppo urbano e a stabilire che tutte le case di nuova costruzione avrebbero dovuto avere un portico al proprio ingresso, per agevolare il transito delle sempre più numerose persone.
 

Ora meta turistica internazionale

Con il passare dei secoli quest’opera è diventata un simbolo di sinergia tra gli abitanti e la città e tra la città e i meravigliosi Colli Bolognesi, tra i quali Bologna ha avuto la fortuna di sorgere. Tipico è infatti è il cammino di San Luca, che dalla città accompagna i turisti sotto il portico più lungo del mondo fino al Santuario della Madonna di San Luca, in un dedalo di percorsi affascinanti.
I portici di Bologna, nati per necessità, sono ora meta turistica internazionale e da poco entrati nella lista dei Patrimoni dell’umanità UNESCO! Per la città per tutto lo staff dell’Hotel Corona D’Oro è un’enorme soddisfazione, il nostro legame con Bologna è forte ed è magnifico vedere riconosciuto internazionalmente ciò a cui siamo così affezionati.
Per il tuo prossimo viaggio fatti ammaliare dalla cultura e dal fascino di una città così ricca di storia, vieni a scoprire la splendida Bologna!
 
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La Basilica di San Petronio

 

Il Custode della città:

A ottobre a Bologna si festeggia San Petronio, figura rimasta nel cuore di tutti i cittadini bolognesi e a cui è intitolata la famosa basilica, fondata nel lontano 1390. Ciò che rende speciale questa grande opera non è solo il fatto di essere la chiesa gotica costruita di mattoni più grande del mondo ma il profondo significato che ha sempre avuto per bologna e i bolognesi tutti.
 

Il contesto politico

Nel XIV secolo la ricca borghesia bolognese aveva sviluppato una profonda coscienza politica e di unità ed era inoltre in forte competizione economica e commerciale con Milano e Firenze, già all’epoca due poli molto potenti. Quando per convenienza o necessità non era possibile imporsi con le armi, la propria supremazia veniva mostrata al mondo tramite opere architettoniche di grande difficoltà realizzativa.
É grazie a questa forte “competizione” che dobbiamo la realizzazione della Basilica di San Petronio: Bologna non voleva rimanere impassibile nei confronti delle due città che avevano già iniziato la costruzione della propria cattedrale (Firenze già da più di un secolo, Milano pochi anni prima) e decise, tramite il proprio consiglio amministrativo, di iniziare i lavori il prima possibile.
 

Costruita senza il volere del Papa

Come possiamo notare la Basilica di San Petronio sarebbe stata costruita per volontà civica e non ecclesiastica come le cattedrali di Milano e di Firenze. Questo fece tutta la differenza del mondo, specialmente a cavallo di un secolo dove l’influenza papale dominava non solo le decisioni politiche, ma anche la vita quotidiana di tutti i cittadini.
Secondo la logica della Chiesa con questo “affronto” la città tentava di scavalcare i poteri ecclesiastici mentre dal canto loro gli amministratori comunali si giustificavano dicendo che questo monumento sarebbe stato anche un simbolo di fede religiosa di cui il papato avrebbe potuto goderne i benefici in termini di influenza politica.
 

La conclusione del progetto

Quello che nacque come tentativo di rimanere al passo e competere con Firenze e Milano divenne un ideale di libertà, autonomia e indipendenza anche nei confronti della Chiesa che più volte tento di interromperne i lavori di costruzione. Il culmine si toccò nel 1562, quando Papa Pio IV decise di acquistare gran parte dei terreni intorno alla Basilica. Grazie a questa astuta mossa l’ambizioso progetto degli amministratori locali di creare una cattedrale a croce latina (e quindi di un simbolo religioso) veniva reso impossibile e non fu mai completato. Il Papa ritenne quindi salvo il suo diritto esclusivo di poter far ereggere monumenti religiosi e la comunità civica rimase comunque in possesso della più grande cattedrale civica d’Italia, da quel giorno simbolo dell’indipendenza di Bologna da tutti e padrona di sé stessa.
 
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I piatti della tradizione

 

Storia e tradizione:

Tanta storia e tradizione, una preparazione che può durare anche qualche settimana, cosa ha reso così famoso il Pranzo di Natale a Bologna? Portata per portata, scopriamo insieme cosa non può mai mancare sulle tavole di Natale di ogni famiglia bolognese.
 

Antipasti: i salumi comandano il gioco

La tradizione di salumi e insaccati di Bologna non ha sicuramente bisogno del Natale per essere scoperta, ma sicuramente in momenti come questi si può apprezzare ancora di più. Non può mai mancare la crescentina fritta, una piccola focaccia tipica delle nostre nonne e preparata con ingredienti semplici, farina, strutto e sale e tirata esclusivamente a mattarello. Ad accompagnarle come abbiamo detto una varietà infinita (e gustosa) di salumi, con la “Regina” mortadella a guidare le fila dell’antipasto.
 

Arriva il Re: il tortellino

Il tortellino è sicuramente il Re del Natale, accompagnato sempre e solo dal suo fidato “scudiero”: il brodo di cappone. La cultura di questo piatto si tramanda da secoli e raggiunge quasi a sfiorare il 1100 d.c (quasi mille anni fa!) quando si dice che il tortellino venisse cucinato dal popolo per non sprecare la carne avanzata dai nobili.
 

Il piatto forte: il Gran bollito misto bolognese

Importante e ricco come vuole il suo nome, il Gran Bollito misto alla bolognese è un altro dei piatti immancabili sulle tavole di Bologna. Si potrebbe trovare questo piatto anche in altre Regioni italiane ma è in Emilia che la ricetta si è perfezionata, trasformandosi da utile modo di utilizzare tutte le carni a disposizione (e non sprecare nulla) a vera e propria icona della cultura culinaria bolognese.
È in città infatti che si è data una grande importanza allo studio delle salse di accompagnamento, del giusto tempo di cottura e della scelta delle carni.
Una fra tutte? Quella di friggione, una salsa cotta a bassa fiamma e per molto tempo a base di pomodori e cipolle.
 

A chiudere le danze: il certosino

A Bologna non esiste alcuna diatriba se sia più buono il panettone o il pandoro perché semplicemente i bolognesi il loro dolce tipico se lo sono creati da sé!
Il dolce tradizionale con cui si conclude il pranzo di Natale prende il nome di certosino e ha origine addirittura medievali!
I farmacisti (all’epoca “speziali”) avevano accesso a una moltitudine di ingredienti e oltre a ricette mediche si dilettavano nella preparazione di dolci, da qui il primo nome del certosino: “PANSPZIÈL” che prende appunto ispirazione da “Pane degli speziali”. La ricetta venne perfezionata nel tempo dai frati della certosa, che presero in carico le successive produzioni di questo dolce tanto che questo finì per essere identificato con i frati anche nel nome: “Certosino”. La ricetta tradizionale vuole che sia a base di: farina, pinoli, cioccolato, mandorle, uvetta, frutta candidata e miele. 
 
 
Che tu voglia riproporre ai tuoi Ospiti il nostro tipico pranzo di Natale o semplicemente ispirarti per le tue creazioni noi ti aspettiamo all’Hotel Corona D’Oro e al nostro ristorante Casa Azzoguidi per farti respirare l’atmosfera più magica e accogliente, in pieno stile bolognese.
 
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Passeggiando per Bologna...

 
La bellezza di Bologna sta anche nel fatto che le maggiori attrazioni sono visitabili a piedi e a breve distanza una dall’altra e dall’Hotel Corona D’Oro, rendendola una meta ideale per un weekend o un viaggio di qualche giorno. Abbiamo quindi scovato le attrazioni da non perdere, tutte raggiungibili a piedi, per darti la possibilità di respirare a pieno la città ma anche di ritagliare del tempo per il tuo relax.
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