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L'edificio risale al XIII secolo e si fregia di un elegante porticato medioevale esterno. Appartenuto un tempo alla potente famiglia degli Azzoguidi, ricordata tramite una targa celebrativa, l’antico edificio ha subito nel corso dei secoli vari rifacimenti: del XV secolo rimangono i soffitti a cassettoni affrescati, ottimamente conservati, e la raffinata opera ad olio su tela che riporta il soggetto della Madonna con Bambino che impreziosisce la bellissima sala dove è collocata.
L’elegante hall, con stucchi in stile Liberty, risale all’inizio del XX secolo. La sua particolarità è costituita da una luminosa e strategica cupola in vetro che è possibile aprire durante la bella stagione e che trasforma lo spazio in una sorta di corte interna, unica e suggestiva.
 

 

"Tutti gli uomini hanno una storia e un hotel, per accoglierli, deve avere la propria"

 

Una vita fra le torri

"Quando sono stato costruito era pieno Medioevo..." Bologna, allora, era una selva di torri alla cui ombra, noi, case di abitazione crescevamo protette, fiere dei nostri portici lignei, delle nostre finestrelle spesso ornate di cotto, dei voltoni che ci univano. La vita, certo, non era facile per tutti: studenti di ogni parte affluivano all'Alma Mater Studiorum e rendevano vivace si, ma anche un tantinello agitata la comunità, già movimentata dai commerci e da una serie di piccole attività produttive; le vicende e le fazioni politiche erano quanto mai accese e a rimetterci spesso, oltre alle famiglie di questa o di quella parte, erano anche i loro averi, le loro case.
Questo dove sono sorto era anche allora il cuore della città: dall'alto mi guardavo torri il cui ricordo ed il cui nome appartengono alla storia, non solo architettonica di Bologna: la torre Guidozagni e la torre Uguzzoni, che erano state erette nel Duecento, la Prendiparte, che tutti chiamano "Coronata", per la struttura della sua sommità; l'Altabella, definizione certo meritata, con quei suoi 60 metri di altezza: il suo vero nome però, era torre Azzoguidi. Nella storia della mia vita ha parecchia importanza perchè eravamo - se così si può dire - della stessa famiglia...

1865: nasce la "Corona"

Visto che la zona "buttava" bene, ecco che a un certo Agostino Torati venne l'idea di aprire anche lui un'osteria con locanda. Dove? Nello stabile dei Broglia, al numero civico 1616 di via Cavaliera: si prepara, in prospettiva, un nuovo destino anche per me. In effetti, sulla domanda di licenza presentata da Torati all'Ufficio Igiene Comunale il 30 aprile 1865, il Cursore incaricato espresse il parere che la via, pur essendo di second'ordine, era centralissima e di "gran concorso di gente"; tuttavia, si doveva tenere conto che a circa 80 metri da quella che si voleva aprire esisteva già una locanda Il Marino e che nei paraggi non vi erano ne convitti ne scuole...
La licenza ad Agostino Torati, il Questore la concesse il 20 maggio di quell'anno. L'osteria con locanda (esercizio di seconda categoria) cominciò così la sua attività nei locali dell'edificio che mi sta a fianco. Un'attività che io ho seguito, in tutti i sensi, tanto da vicino che poi si è conclusa con un connubio fra me e la "Corona d'Oro" (questo era il nome dell'esercizio), fra la mia antica nobilità e la sua giovane imprenditorialità...

Arriva il XX secolo

Fu a lei, che confusamente sentiva di essere diventata una "imprenditrice" e non più una semplice ostessa, che toccò organizzare la memorabile festa per il Capodanno del secolo: 1900! Le sale del Corona d'Oro quella sera si riempirono di signori in marsina e sparato, di belle donne con boa, aigrettes e lustrini, come voleva la moda del secolo XX, oramai. Tutti brindavano con i buoni spumanti che Carolina serviva fra i velluti, gli specchi e le cornici dorate del suo elegante locale belle epòque. L'arrivo del XX secolo portò innovazioni anche negli ambienti dell'albergo: vidi squadre di operai che vi apportano migliorie e,
soprattutto, vidi arrivare qualcosa di totalmente nuovo: i bagni. Carolina ne fece installare due per piano. E poi ripristinò le vetrate delle finestre, e si mise a fare pubblicità al suo esercizio: nel 1902 espose sulla facciata, con lettere in rilievo, la scritta "Albergo della Corona d'Oro". Ebbe qualche perplessità: di che tinta farle dipingere, queste lettere, per staccarle dal contesto della facciata, senza scalfire il bon-ton del locale ? Meglio nessun colore, decise. E le fece lasciare color cemento. La scelta si dimostrò molto avveduta...

Una "Corona" per il nuovo millennio

I lussi di un tempo (come il telefono) divennero piano piano normale dotazione addirittura delle singole stanze. Gioconda Raspi Paulucci, che aveva "guidato" la resurrezione dell'Albergo, adeguandolo via via ai tempi ed alle esigenze, venne a mancare, ed ai suoi eredi, nel 1969, subentrò la "Società Liberty", formata da due stranieri: Giovanna Tellarini (incredibilmente di nazionalità polacca, nonostante il nome e il cognome italianissimi) e un australiano, Joseph Doyle. Credo proprio che con il mio vecchio amico Agostino Torati, il buon Bonaventura, la Gioconda stessa avessero un pò turbati i loro sonni eterni da questa 
"internazionalizzazione" della proprietà del "loro" esercizio così autenticamente, profondamente petroniano da sempre da esserci conquistato, nei secoli, la fama di albergo esemplare delle ricettività e dell'ospitalità bolognesi. Un sentimento, comunque, ha accomunato tutti coloro che, nei miei ambienti, hanno fatto vivere e prosperare il "Corona d'Oro": l'amore per il bello, per il mio passato, per la testimonianza d'arte e di costume che io, da secoli, rappresento...
 

Estratto da "Una storia che viene da lontano" di Paola Emilia Rubbi - edito in Bologna 1991 ©

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